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31Gen, 2016
Banca d'Italia: margine di discrezionalità assai ristretto? Ma mi faccia il piacere !? per dirla alla Totò

Banca d'Italia: margine di discrezionalità assai ristretto? Ma mi faccia il piacere !? per dirla alla Totò

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Riceviamo&pubblichiamo 

31.01.2016 

 

Banca d’Italia: margine di discrezionalità assai ristretto 

Ma mi faccia il piacere !” per dirla alla Totò

 

LETTERA  APERTA  ALLA  STAMPA

 

Ieri la Banca d’Italia ha diramato un comunicato con cui ha tentato di dare delle risposte alle pressanti domande ed interrogativi che di giorno in giorno sorgono spontanei tra l’opinione pubblica circa l’operato di una Istituzione che era, ma dovrebbe ancora essere, l’emblema della legalità, trasparenza ed imparzialità.

E le domande sono state ben 20, alle quali sono seguite altrettante risposte con cui Palazzo Koch ha tentato di “uscire dall’angolo” di un ipotetico ring mediatico sul quale è finita la Banca Centrale, dal passato sì glorioso ma oggi caduta dall’Olimpo dell’Infallibilità, tanto da essere bersagliata da continue critiche - anche aspre - per non avere correttamente vigilato l’operato degli operatori bancari e non avere così difeso un bene preziosissimo come il risparmio, tutelato dalla Costituzione.

Ma già alla lettura della risposta alla prima domanda (“Ci sono stati ritardi nel porre le banche in amministrazione straordinaria?”), il sottoscritto è balzato sulla sedia esclamando “Ma mi faccia il piacere !” , come ha fatto il Principe De Curtis con l’Onorevole Trombetta…

Ma veniamo al perché di questo forte disappunto.

Banca d’Italia, per giustificarsi di un possibile ritardo nella propria azione di vigilanza, acclarato dalla fine ingloriosa delle quattro banche “salvate per decreto” (con 130.000 famiglie che hanno perso i risparmi di una vita) tira in ballo un “margine di discrezionalità assai ristretto”, tanto da non poter ricorrere ad “un’azione troppo tempestiva” perché se “lo facesse la Banca d’Italia opererebbe al di fuori dei poteri previsti dall’ordinamento”.

E questo perché “un’azione troppo tempestiva potrebbe indurre a commissariare un istituto ancora in grado di proseguire la propria attività”.

“Capito, certo e come fare altrimenti”: un semplice cittadino prenderebbe atto di questa teoria difensiva e così commenterebbe, passando alla lettura della seconda risposta.

Ma non è così, di certo non per il sottoscritto che ha ahimè vissuto sulla propria pelle una esperienza devastante,  che gli ha rovinato l’esistenza e la salute, propria e dei familiari, come quella del commissariamento PREVENTIVO della Bene Banca, la prima Banca del Piemonte ad essere posta in amministrazione straordinaria, ma anche il commissariamento più veloce della storia bancaria italiana.

Già “preventivo” e non “troppo tempestivo” come riportato dal comunicato di Palazzo Koch di ieri.

Ma chi l’ha definito preventivo?? Gli Organi Giudiziari aditi dagli ex amministratori della bcc di Bene Vagienna nei ricorsi contro la pesantissima iniziativa di Visco, e la stessa difesa di Bankitalia, che  hanno testualmente “sottolineato l’indispensabilità del proprio intervento proprio in funzione di prevenzione di una grave compromissione della solidità economica dell’Istituto”.

E non solo. Gli stessi Organi della Amministrazione Straordinaria hanno dichiarato alla stampa come il caso bene banca  “è stato un esempio di commissariamento in via preventiva, prima che si potessero creare problematiche ad una realtà economica e sociale ancora sana e solida” (Articolo LA GUIDA 24.01.2014).

 

In tema poi di “margine di discrezionalità” la risposta di Banca d’Italia è alquanto stupefacente, in quanto  disancorata completamente dalla realtà: la consolidata giurisprudenza  riconosce infatti una AMPIA DISCREZIONALITA’ alla Vigilanza di Palazzo Koch, tanto da essere sempre richiamata dagli Organi della Giustizia Amministrativa nei ricorsi intentati contro via Nazionale dagli amministratori deposti delle banche commissariate.

Anche nel caso Bene Banca  così è stato, tanto che nella propria sentenza di rigetto del ricorso il TAR del Lazio ha infatti testualmente sancito che “l’ampia discrezionalità di cui dispone la Banca d’Italia nella valutazione dei presupposti legittimanti il commissariamento degli istituti di credito induce ad escludere ogni sindacato giurisdizionale sulle valutazioni di merito da essa compiute in ordine ad essi, con esclusione dei soli casi di manifesta erroneità o irragionevolezza (Cons.Stato Sez.IV, 11 novembre 2010, n. 8016)

Pur avendo contestato punto per punto ogni addebito della vigilanza,  sottolineando svariati errori ed imprecisioni, la difesa degli ex amministratori di Bene Banca si è vista così rispondere dal Tar del Lazio: “non si rinvengono pertanto evidenti e macroscopici vizi idonei ad autorizzare il sindacato giurisdizionale sul provvedimento impugnato in base al noto principio (..)” sopra descritto.

Quindi gli errori per cui può essere messa in discussione la AMPIA DISCREZIONALITA’ di Banca d’Italia sulle valutazione dei presupposti legittimanti il commissariamento delle banche devono essere MACROSCOPICI !!!

Altro che “il margine di discrezionalità è assai ristretto” , come ha cercato ieri di giustificarsi Palazzo Koch !!

 

La Vigilanza parla poi di operatività “al di fuori dei poteri previsti dall’ordinamento” in caso di “azione troppo tempestiva che potrebbe indurre a commissariare un istituto ancora in grado di proseguire la propria attività”.

Ma allora chi ha redatto questo comunicato stampa si è dimenticato o non sapeva nulla sul “caso Bene Banca” …

Una banca in salute, con i conti in ordine che poteva tranquillamente “proseguire la propria attività” per usare le stesse parole della vigilanza ..

E’ stata infatti restituita in bonis al territorio in tempi record (12,5 mesi), con addirittura gli Organi della Procedura che dopo neanche sei mesi di lavoro già annunciavano alla stampa  un imminente ritorno alla gestione ordinaria ..

Una banca che ha chiuso un commissariamento lampo con un bilancio di fine procedura che evidenzia un patrimonio in crescita ed un conto economico chiuso volutamente in perdita di 7,8 mln, per la mancata valutazione del portafoglio di proprietà a prezzi correnti. Era sufficiente infatti la sola valutazione dei titoli utilizzando un quotidiano finanziario del 31/5/2014 per conteggiare plusvalenze maturate ed oggettive di oltre 11 milioni lorde, e nette per 8,324 milioni, ed avere così un risultato positivo di oltre 500.000 euro !!

E tutti i rilievi e contestazioni mosse dagli ex amministratori alle valutazioni ispettive della Banca d’Italia nel ricorso contro la sentenza del Tar del Lazio avanti il Consiglio di Stato sono state respinte da quest’ultimo Tribunale Amministrativo che così ha testualmente ribadito: “con giudizio ancora una volta immune da critiche di macroscopica erroneità o irragionevolezza, si è concluso che la situazione non fosse significativamente migliorata” rispetto alla precedente visita ispettiva del 2010.

 

Ma al 31/12/2012 Bene Banca evidenziava queste peculiarità:

M.O.L. : 12, 6 mln (+ 237% sul 2011)

R.O.E.: 16,03% (+ 139%)

R.O.I.: 1,23% (+ 188%)

Cost/Income: 56,63%  (- 30,49%)

Sofferenze/Tot.Crediti:  7%   (media sistema bancario in pari data 9,4%)

Tasso Ingresso Sofferenze: 2,28%  (media sistema bancario in pari data  3%)

 

Ma non sono forse “significativi” questi miglioramenti ??

 

Per la Banca d’Italia prima e per il Consiglio di Stato no !

In ogni caso i tribunali amministrativi aditi hanno ammesso “la peculiarità della vicenda esaminata”, compensando le spese di lite che normalmente seguono la soccombenza; una magra consolazione per chi ha ricercato, invano,  giustizia !

 

Viva l’autonomia e la AMPIA DISCREZIONALITA’ della Vigilanza.

 

Ma quando le circostanze sono altre e ci si deve giustificare davanti ad un suicidio ed a 130.000 famiglie che hanno perso i propri risparmi, ecco che le dichiarazioni sono diverse e Palazzo Koch lamenta un “margine di discrezionalità assai ristretto” !

 

 

Grazie infinite dell’attenzione.

 

Silvano Francesco Trucco

(ex Direttore Generale Bene Banca)

 

 

Estratto dal Comunicato Stampa della Banca d’Italia del 30.01.2016 (fonte: www.bancaditalia.it)

 

1. Ci sono stati ritardi nel porre le banche in amministrazione straordinaria?

La Banca d’Italia esercita l’azione di vigilanza nel continuo, sulla base dei poteri che l’ordinamento le conferisce. I presupposti per porre una banca in amministrazione straordinaria sono fissati nel Testo Unico Bancario (TUB), che fa riferimento a gravi perdite patrimoniali e/o a gravi irregolarità: solo in presenza di tali presupposti la Banca d’Italia può sottoporre le banche ad amministrazione straordinaria. Il margine di discrezionalità di tale decisione è assai ristretto. Un’azione troppo tempestiva potrebbe indurre a commissariare un istituto ancora in grado di proseguire la propria attività. Se lo facesse, la Banca d’Italia opererebbe al di fuori dei poteri previsti dall’ordinamento.



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