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29Apr, 2015
Banca d’italia: due pesi e due misure nella valutazione degli attivi bancari

Banca d’italia: due pesi e due misure nella valutazione degli attivi bancari




Che l’Authority bancaria abbia un modus operandi con disparità di trattamento è un dato notorio, oggetto da sempre di critiche aspre, ma che al momento non hanno scalfito minimamente l’impostazione della Banca d’Italia, forte della ampia discrezionalità alla stessa attribuita dalla Legge e dalla Giurisprudenza. Appare quindi auspicabile che la sentenza di febbraio 2015 con cui il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso degli ex vertici della Banca Popolare di Spoleto contro il commissariamento, costituisca quanto meno un precedente ed un vero e proprio spartiacque nella giustizia amministrativa, visto che si tratta di una pronuncia storica: nella storia bancaria italiana mai prima di questa sentenza Bankitalia era stata soccombente nei ricorsi avanzati contro il commissariamento degli Istituti di Credito.

Ma torniamo ai “due pesi e due misure”: a gennaio 2014, con provvedimento approvato d’urgenza dal Parlamento, è stato autorizzata la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia da 156.000 Euro a 7,5 Miliardi di Euro, cosi’ come voluta da Palazzo Koch, mentre il 31/5/2014, nella piccola Bene Vagienna il Commissario nominato dalla Vigilanza chiudeva gli occhi e si tappava il naso su 12,3 milioni di euro di “riserve da valutazione” derivanti quasi interamente da plusvalenze su titoli, non contabilizzandole a conto economico che altrimenti avrebbe presentato un utile, chiudendo invece in perdita di 7,8 milioni così da giustificare un commissariamento singolare, dato che è stato il più veloce della storia!
Ma la stessa Banca d’Italia a gennaio 2015 approvava il bilancio come predisposto dal Commissario, il quale provvedeva così a depositarlo in Camera di Commercio il 4/2/2015.

Ma la giustificazione del Commissario, che si è avvalso di un provvedimento di Bankitalia del 2010 che all’epoca aveva permesso al Sistema Bancario di contabilizzare in sede di bilancio il portafoglio a costo storico e quindi di non far emergere le minusvalenze (in quegli anni i titoli di stato erano crollati di prezzo causa esplosione del famoso spread), è stata testualmente “l’obiettivo di mantenere una elevata redditività del portafoglio unita ad una riserva AFS positiva e pronta ad essere realizzata in caso di necessità”.
Ma quale migliore necessità di coprire accantonamenti monstre e permettere in ogni caso la chiusura di bilancio con il segno più?? Già … ma se si doveva giustificare il commissariamento non vi è chi non veda che una perdita di esercizio meglio si concilia…

Della rivalutazione delle quote Bankitalia molto si è scritto e detto: dalla “truffa contabile a favore dei bilanci di alcune banche” (elitarie visto il trattamento riservato, data la propria condizione di azioniste dell’Organo di Vigilanza), alla “rapina ai danni dei cittadini, dato il trasferimento di risorse dai contribuenti agli azionisti della Banca d’Italia” (già il patrimonio - in gran parte costituito da riserve - di palazzo Koch dovrebbe essere pubblico ed appartenere al Tesoro, dato che è stato accumulato negli anni grazie al potere di monopolio dato a Bankitalia dalla Legge). Fatto stà che questo “regalo” ha consentito alle banche italiane di superare, anche per il rotto della cuffia per taluni istituti, gli stress test autunnali della BCE.

Ma a Bene Vagienna niente di tutto ciò, anzi super svalutazioni dell’attivo, altro che rivalutazioni ! Come noto il bilancio una volta depositato diventa pubblico, ed il nostro Comitato ha così potuto reperirlo e prenderne visione. Altro modo per analizzare tale documento contabile non vi è, dato che a tutt’oggi Bene Banca non l’ha pubblicato sul proprio sito, né ha fornito ai soci copia dello stesso.

Nel “caso Bene Banca” il Commissario nominato da Banca d’Italia ha messo in pratica l’imperativo “due pesi due misure” sulla valutazione dell’attivo aziendale: i crediti verso la clientela, oggetto per natura di valutazioni SOGGETTIVE, sono stati di molto svalutati, per un importo enorme pari a 18,227 milioni di Euro, mentre i titoli in portafoglio sono stati valutati a costo storico, non considerando una valutazione OGGETTIVA come quella data dai prezzi di mercato, per giunta certificati dai mercati regolamentati e facilmente riscontabili dalla semplice lettura de IL SOLE 24 ORE.
E proprio dalle pagine del quotidiano finanziario non si poteva non vedere che il portafoglio di proprietà di Bene Banca assumeva un valore al 31/5/2014 (data di chiusura del commissariamento) superiore al costo storico di 11,767 mln (8,324 mln al netto della fiscalità), così come certificato dallo stesso Commissario nella propria relazione alla gestione. Ma solo le plusvalenze non sono state valutate! Discorso diverso per le minus, invece opportunamente contabilizzate, così come si legge testualmente nella relazione del Commissario: “le rettifiche su titoli allocati nel portafoglio AFS sono stati pari a € 837 mila.”

Altro che regalo ai soci!! Questi invece si sono visti negare, oltre ad ogni possibile dividendo, la possibilità di vendere le proprie quote, dato il diniego a tale operazione sempre e tuttora manifestato dai vertici della Bene Banca i quali si sono trincerati dietro la perdita di esercizio fatta registrare dal periodo di commissariamento!
Data infatti la contabilizzazione di un risultato negativo, la banca non ha potuto costituire un fondo riacquisto azioni proprie, da sempre utilizzato proprio per soddisfare le richieste di vendite di azioni da parte della compagine sociale!

Ma abbiamo visto come si è addivenuti alla contabilizzazione della perdita: occhi rigorosamente chiusi sulle plusvalenze certificate dal mercato mobiliare, e svalutazioni elevatissime dei crediti, frutto di valutazioni soggettive del Commissario, tanto da portare l’indice di copertura delle sofferenze e dei crediti deteriorati a valori ben superiori alla media nazionale! (Bene Banca: 43,51% il grado di copertura del totale attività deteriorate, contro una media ABI di 38,5% al 6/2013 e 42% al 3/2014 , ed un 27,6% del 2013 del panorama nazionale delle Bcc, dati comunicati dalla stessa Banca d’Italia in audizioni pubbliche).

Ma nella stessa nota integrativa e relazione al bilancio del Commissario si legge come la “redditività complessiva” generata nel periodo sia stata positiva di € 544.793 (addirittura di € 5.167.690 nel 2012), tanto che anche il patrimonio netto evidenzia una crescita del 4,57% (al netto della pesante perdita d’esercizio iscritta a bilancio, proprio in virtù della valutazione a patrimonio delle plusvalenze su titoli) a 64,085 mln, dai 61,282 mln del 31/12/2012 (+ 2,8 mln in termini di numerario).

Ecco quindi un altro caso documentato e documentabile di comportamento contrario ai canoni di buona fede e correttezza cui si deve ispirare l’opera di ogni banca, soprattutto quando a gestirla sono direttamente gli emissari di Banca d’Italia.

Il nostro Comitato, sorto spontaneamente proprio per accrescere la consapevolezza tra i soci e clienti della Bene Banca dei soprusi e comportamenti contra legem subiti per opera di chi invece era stato inviato a Bene Vagienna per garantire la tutela degli interessi collettivi, continuerà pertanto a denunciare con qualsiasi mezzo simili fatti incresciosi che obtorto collo ogni giorno i soci della bcc benese sono costretti a subire.

É con fierezza poi che comunichiamo la nascita del nostro sito internet www.svegliamocibene.it fortemente voluto per rendere di pubblico dominio ogni nostra iniziativa e denuncia, al precipuo fine di far prevalere la legalità, il bene sul male.

Il Comitato “SvegliamociBene”
Disposizioni di vigilanza del 18 maggio 2010. Patrimonio di vigilanza – filtri prudenziali
La normativa di vigilanza prevede che alcune componenti di natura patrimoniale rilevate nei bilanci degli intermediari bancari e finanziari in base ai principi contabili internazionali siano prese in considerazione ai fini del calcolo del patrimonio di vigilanza entro determinati limiti, secondo regole concordate a livello internazionale (c.d. filtri prudenziali): in ambito europeo il CEBS ha elaborato specifiche linee guida in materia (2).
In particolare, per quanto riguarda le riserve da rivalutazione relative ai titoli di debito detenuti nel portafoglio “Attività finanziarie disponibili per la vendita (available for sale – AFS)”, le linee guida del CEBS prevedono due opzioni (3):
a) neutralizzare completamente sia le plus che le minus, come se i titoli fossero valutati al costo. Questo approccio è stato adottato dai principali Paesi UE; b) dedurre integralmente le minusvalenze dal patrimonio di base (Tier 1) e includere parzialmente le plusvalenze nel patrimonio supplementare (Tier 2), secondo un approccio “asimmetrico” (4).
L’impostazione sub b) – adottata dalla normativa di vigilanza italiana (5) – consente, tra l’altro, di scontare in modo progressivo il risultato di valutazioni negative, evitando così abbattimenti improvvisi (cliff effect) allorché le riduzioni di valore assumano il carattere di impairment. Peraltro, in situazioni di forte turbolenza sui mercati come quelle registrate di recente sui titoli di Stato, il meccanismo “asimmetrico”, attraverso la deduzione delle minusvalenze, rischia di determinare un’ingiustificata volatilità del patrimonio di vigilanza per effetto di variazioni repentine dei corsi dei titoli non legate a durature variazioni del merito di credito degli emittenti.
In relazione a quanto precede, si riconosce alle banche, alle SIM e agli intermediari finanziari iscritti nell’”Elenco speciale” – limitatamente ai titoli emessi da Amministrazioni centrali di Paesi appartenenti all’Unione Europea inclusi nel portafoglio “attività finanziarie disponibili per la vendita AFS” – la possibilità di adottare l’impostazione sub a) in alternativa all’approccio previsto dalle vigenti disposizioni di vigilanza. Va da sé che l’opzione per uno dei due metodi deve essere:
– estesa a tutti i titoli della specie detenuti nel predetto portafoglio;
– applicata in modo omogeneo da tutte le componenti del gruppo bancario o di SIM;
– mantenuta costantemente nel tempo.

L’esercizio di tale opzione potrà essere effettuato entro e non oltre il 30 giugno p.v.



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